
Durante i miei corsi di ebraico biblico, mi è capitato di svolgere diverse traduzioni in italiano sotto la guida attenta della mia insegnante, la prof.ssa Laura Provera.
Com’è naturale, all’inizio ho tentato di applicare all’ebraico antico gli stessi principi di traduttologia che avevo imparato per le lingue moderne nel corso della mia laurea in traduzione e interpretazione.
Inutile specificare che ho dovuto gettatare la spugna dopo sole due sessioni 😅.
Dopo un anno sono passata da questa traduzione:
Allora quegli uomini furono presi da un grande timore del SIGNORE; gli offrirono sacrifici e fecero voti (Gn 1:16).
A questa:
E gli uomini temettero il Signore di un grande timore, sacrificarono sacrifici al Signore e votarono voti.
I linguisti avranno notato il triplo complemento oggetto interno, i traduttori il passaggio da una resa addomesticante a una decisamente più straniante.
A causare l’inversione di rotta sono state le ‘10 regole per tradurre bene’ del prof. Antonio Maddalena, ex docente di Lingua e Letteratura Greca presso l’Università di Torino.
Qui le metto a confronto con altrettanti principi da me formulati sulla base del mio percorso di studi precendente.
Le ‘10 regole per tradurre bene’ del Prof. Maddalena:
1️⃣ Tradurre quello che c’è.
2️⃣ Non tradurre quello che non c’è.
3️⃣ Quello che c’è, lì dove è.
4️⃣ Fare l’analisi della parola.
5️⃣ Tenerne conto (😆).
6️⃣ Tenere conto di ciò che precede.
7️⃣ Tenere conto di ciò che segue.
8️⃣ Scegliere il vocabolo giusto.
9️⃣ Tradurre senza errori.
🔟 Tradurre in Italiano.
Le mie ‘10 regole per tradurre bene’:
1️⃣ La tua traduzione deve aspirare a svolgere la stessa funzione e, per quanto possibile, sortire lo stesso effetto presso il pubblico d’arrivo che l’originale avrebbe prodotto su coloro per cui era inteso. Fermo restante questo principio, l’implicitazione e la condensazione sono strategie perfettamente valide. Anche l’omissione, se calcolata, non è per forza un errore.
2️⃣ La traduzione letterale non è quasi mai la soluzione migliore. Trasposizione, adattamento, modulazione, riformulazione, esplicitazione sono ben accette e anzi spesso necessarie a seconda della tipologia testuale.
3️⃣ Conformati alle convenzioni espositive della lingua d’arrivo, sia a livello testuale che sintattico.
4️⃣ Mai sentito nulla del genere: forse viene dato per scontato o forse il greco e l’ebraico antichi hanno un morfologia molto più complessa dell’inglese e del francese moderni.
5️⃣ Tradurre non significa per forza tradire, ma sicuramente significa scegliere. Scegli con consapevolezza.
6️⃣ Nulla da eccepire né da integrare.
7️⃣ Nulla da eccepire né da integrare.
8️⃣ La traduzione non è sopratutto questione di parole, ma di contenuti. Questo detto, non sorvolare mai sul lessico tecnico.
9️⃣Un testo ammette molte traduzioni giuste, e parecchie di più sbagliate. Se è vero che la traduzione è un processo creativo, non si tratta di un’invenzione. Le tue scelte devono essere motivate a partire dal testo secondo una specifica strategia traduttiva decisa a monte, non dalle tue convinzioni personali e dall’estro del momento.
🔟Ricorri al prestito integrale solo se il vocabolo è privo di un equivalente attestato nella lingua di arrivo. Evita il calco come la peste, a meno che non risponda a precise esigenze stilistiche: vuoi che la tua traduzione risulti naturale e scorrevole, come se il testo fosse stato prodotto originariamente in (ottimo) italiano.
Come si può notare, alcune discrepanze fra i due decaloghi paiono insanabili (vedi il punto 3); in realtà, esse non testimoniano per forza un diverso orientamento traduttologico, bensì il divario fra tipologie testuali e finalità traduttive.
Questo post non intende sostenere l’esistenza di qualche differenza intrinseca alla natura di una lingua antica o moderna tale da necessitare o escludere perentoriamente questo o quell’approccio traduttivo. Al contrario, in linea di principio, salvo difficoltà di carattere storico, sarebbe possibile svolgere un adattamento del testo biblico (sarei curiosa di leggerlo!) tanto quanto una traduzione letterale di una brochure promozionale; tuttavia, all’atto pratico, queste soluzioni non vengono preferite per ragioni storiche e contestuali.
Che cosa ne pensate? Traducete diversamente quando vi approcciate a un testo in lingua antica o moderna?