Lingua originale o traduzione: questo è il dilemma

Written by, Giulia Corlazzoli on September 6, 2026

italiano

Una ragazza legge una copia de I fiori del male di Baudelaire in originale e in traduzione

A tutti coloro che: «Non lo leggerei mai in italiano, io leggo solo in lingua originale!». Quando Dio distribuiva la presunzione, eravate in prima fila? Oppure siete soltanto dei poser?

Io cerco di darvi il beneficio del dubbio, ma, conoscendo il vostro livello di competenza linguistica, mi viene proprio difficile.

Fatemi capire: cos’è che vi porta ad affermare, con siffatta tracotanza, che un’opera venga a tal punto travisata in traduzione da non essere più godibile?

Vi do qualche opzione, voi mi dite qual è quella giusta:

Disclaimer:

Non ho nulla contro le persone che scelgono di leggere in lingua originale. Fra le altre cose, è un ottimo modo per esercitare la lingua e imparare nuovi vocaboli e strutture grammaticali. Io lo pratico e lo consiglio.

Quello che critico è l’atteggiamento aprioristico e spesso ignorante di chi non sa nulla del mondo della traduzione, ma moltiplica i giudizi sommari riguardo alla qualità dell’operato dei professionisti della categoria.

A dispetto di ciò che si vuol far credere («l’inglese ormai è scontato», ecc.), ben poche persone in Italia possiedono il livello di competenza linguistica necessario per affrontare godibilmente la lettura di un classico in lingua straniera. Anzi, mi astengo dal presupporre che cosa possa essere considerata una lettura godibile.

Magari per voi il testo è godibile anche se vi perdete una parola su dieci, ma il punto è proprio questo: dal punto di vista della fruizione dell’opera, state perdendo, non guadagnando.

Voi mi direte, perché lo so che cosa mi direte: «Ma Giulia, io non perdo nulla perché le parole che non capisco le cerco».

Ah sì? Le cerchi? Ogni singola parola? Non ci credo.

Non ci vuole un genio a capire che nessuno (o davvero poche persone) legge frequentemente libri con il dizionario online aperto, pronto a verificare il significato di ogni termine ignoto. Per non parlare poi dei riferimenti culturali, che possono essere persi o, peggio, travisati in assenza di una conoscenza approfondita della cultura d’origine e/o di una meticolosa attività di ricerca.

Quindi, il messaggio che vorrei passare oggi è questo: non abbiate paura di leggere in italiano.

Per chi è cresciuto con Harry Potter, l’indignazione che avete provato leggendo della morte di Cedric Diggory era forse meno potente perché nella prima traduzione alla sua casa era stato assegnato il nome «tassorosso» al posto di «tassofrasso»? Io non credo.

Ergo, state tranquilli.

Tutti leggiamo in traduzione (o forse voi avete letto anche Le mille e una notte in arabo?). Tradurre non significa necessariamente tradire; significa scegliere.

I professionisti scelgono con consapevolezza la resa più idonea a veicolare un certo messaggio, talvolta con la collaborazione e l’avallo dell’autore stesso. Non ci deve essere nessuna vergogna nel ricorrere ai loro servizi.

Io stessa lavoro in questo settore e non ho la benché minima remora a leggere delle traduzioni ben fatte. Anzi, sono grata ai colleghi per la possibilità di godermi un’opera sotto l’ombrellone senza dover svolgere in prima persona le ricerche necessarie a comprenderne ogni piccola sfumatura.

E tu? Leggi in traduzione o preferisci sempre l’originale?